Templi, natura, acqua: Giappone che meraviglia.
Nikko e Okukino onsen Hatcho no-yu ovvero la città imperiale e i bagni termali sui monti.
Dopo una bella colazione ( pesce tipo missoltino, zuppa, tè verde e riso) e dopo un commosso arrivederci a Yumi e Keichi siamo partiti alla volta di Nikko. Cambio treno a Tokyo ed arrivo a Nikko dopo qualche ora. Avevamo in precedenza prenotato una stanza al Nikko Park Lodge, informale albergo stile cottage sulle colline di Nikko, immerso nella natura e gestito da un monaco zen dove si può cenare in stile vegano e non. Prezzi ottimi, stanza su due livelli, vista dalla finestra incantevole. Lì abbiamo conosciuto un gruppo rarità di turisti-fai-da-te torinese simpatico con il quale abbiamo cenato facendo un’allegra caciara made in Italy. Nel pomeriggio abbiamo visitato i templi di Nikko, un complesso incredibilmente ricco che fa parte dei siti Patrimonio dell’umanità dell’Unesco con 103 edifici immersi in parchi e giardini e boschi rigogliosi.
Meno male che avevamo i nostri ombrelli e le ciabatte di gomma quel giorno anche perchè togliere e mettere le scarpe per entrare nei tempi sarebbe diventata un’operazione molto complessa.
Una curiosità: le 3 scimmie sagge 三猿 non vedo il male, non ascolto il male, non parlo male- sono originarie di Nikko e rappresentate in una cornice di legno sopra una porta nel tempio Toshu-gu.
Le tre scimmie sagge fanno parte della mia educazione, icona onnipresente nella mia infanzia perchè molto amate da mia mamma che ne possedeva una collezione che piazzava in giro per la casa ed anche per questo è stato con grande stupore e piacere che ho scoperto la loro origine. Naturalmente la sera ho postato una foto a mamma….
Il giorno successivo, dopo aver visitato Tamozawa Imperial Villa ed i suoi giardini ( ah i giardini ! Splendore per gli occhi e per l’animo)
siamo partiti alla volta di quello che sarebbe stata la grande incognita del viaggio: una onsen nascosta nelle montagne, isolata dal resto del mondo.
Avevo letto tanto sulle onsen- le nostrane terme- sapevo che avremmo dormito su tatami in una piccola stanza stile giapponese, sapevo che le vasche d’acqua sulfurea e calda ( sgorga dalla roccia a 57 gradi) erano divise tra quelle dedicate agli uomini, quelle dedicate alle donne e quelle miste, sapevo che nelle onsen ci si entra nudi, non sono ammessi costumi da bagno, sapevo che bisogna lavarsi prima d’entrare; queste cose le sapevo a livello teorico ma provarle sarebbe stata tutta un’altra cosa.
Da Nikko a Kinugawa in treno per circa 30 minuti
e da Kinugawa a Meotobuchi in autobus per circa 2 ore con sosta lungo il percorso per acquistare biscotti e caramelle al miele e utilizzare gli stupendi servizi igienici pubblici.
La strada stretta saliva lungo ripidi pendii e costeggiava laghi e paesi che sembravano cristallizzati nel tempo. L’autista era molto fiero di portare turisti lassù a 1400 metri e tutti i passeggeri ci sorridevano divertiti dalle nostre valigie, chi va alle onsen normalmente si porta appresso solo una borsetta con articoli d’igiene e un paio di mutande mica valigie con dentro anche il ferro da stiro! Arrivati a Meotobuchi ci aspettava il piccolo autobus della onsen e dopo 3 quarti d’ora di strada che definire accidentata sarebbe eufemistico siamo arrivati a Hatcho No yu.
La nostra camera era proprio come l’avevo immaginata, stuoia per terra, pareti di carta bianca e bambù e tatami per la notte.
Al nostro arrivo l’accoglienza è stata gentile ma imbarazzata, non sono molti gli occidentali che arrivano lì e la paura di sbagliare o di non essere adeguati aveva pervaso il personale della onsen – 6 persone in tutto. Dall’Italia avevamo portato una bottiglia di grappa ed un paio di souvenirs memori del fatto che in Giappone c’è l’usanza di scambiare piccoli doni e quindi dopo esserci svestiti dei nostri panni occidentali ed aver indossato la yukata ( vestaglia di cotone) ed il kimono corto di lana sopra
abbiamo distribuito i nostri piccoli doni e loro si sono sciolti ed hanno incominciato a comunicare in uno stentato inglese che misto al giapponese che Peter conosce ha reso la nostra prima serata molto gradevole. In questo Ryokan la cena veniva servita alle 17.30
ma le onsen restavano aperte 24 ore al giorno quindi dopo una cena indescrivibile e ricca è stato una pura goduria provare tutte le vasche con bicchiere e bottiglia di saké in mano. Eravamo solo noi immersi nell’acqua a 50 gradi con la pioggia che ci massaggiava il cranio e la cascata a fianco che cantava scendendo lungo la roccia.
Colazione alle ore 7. Meraviglia: missoltino, pesciolini, prugnette acide, riso bollito, tè verde, zuppa miso, funghi e tofu: tutto buono ma il Nattou quello proprio no! Farà anche bene ma la soia fermentata è così viscida che solo a guardarla fa orrore, mangiarla poi è stato per me impossibile! Una colazione così ti sveglia per forza, soprattutto la prugna! E’ una scossa che ti corre giù lungo la schiena e ti spalanca l’occhio ancora semichiuso dal sonno. BANZAI.
Passeggiata lungo il fiume nel bosco,
bagno nelle pozze
e poi visita all’altra onsen Kany-yu nelle vicinanze , tutto sotto una pioggia torrenziale.
A Kany-yu c’è una stanza-museo con una collezione incredibile di simboli giapponesi
e l’acqua della onsen è color latte.
Naturalmente nessuno parla inglese e le pozze erano solo per noi. Rientrati al nostro Ryokan ci siamo ritrovati con un gruppo di uomini d’affari giapponesi con segretarie appresso appena arrivati, dopo mezz’ora erano tutti in Yukata e kimono con nostro grande sollievo perchè l’idea di doverci vestire per la cena ci faceva star male. Invece no, cena alle 17.30 e poi tutti nelle vasche. Alle 22 sono andati tutti a dormire lasciando le vasche tutte per noi ma al mattino, verso le 4, li sentivo camminare in corridoio: andavano alle vasche prima di colazione -sempre alle 7- per poi ripartire subito verso Tokyo.
In poche parole si sparano un viaggio piuttosto disagevole di circa 6 ore all’andata e 6 al ritorno per passare 14 ore circa nella onsen e a quanto pare è il sogno di tutti gli uomini d’affari stressati riuscire a fuggire dalla megalopoli ed andare alla onsen anche se solo per una notte.
In Giappone si calcola che ci siano circa 3.000 onsen. A Tokyo vivono 13.000.000 di persone. Il Giappone ha una densità di 340 persone per chilometro quadrato, nella onsen dove eravamo noi non c’era nessuno nel raggio di circa 30 km……
Il ritorno è stato mesto, abbiamo salutato gli ormai diventati amici della onsen e poi via verso Narita dove il giorno dopo avremmo preso il volo che ci avrebbe riportato in Thailandia.. Arrivare a Narita con le valigie non è stato facile..ma questo meriterebbe un capitolo a se’. L’holiday Inn di Narita è un hotel onesto ma comunque non è riuscito a consolarci e a far scivolare via il senso di smarrimento e nostalgia che ci portavamo addosso dopo aver lasciato Hatcho No yu….
