Elefanti, Tigri, Zattere lungo il fiume e coltivazione di orchidee: Il turista a CHIANG MAI
In Thailandia fino a qualche decina d’anni fa gli elefanti erano utilizzati per il lavoro nelle foreste, l’avvento di macchine per movimentazione ha reso l’utilizzo di questi animali obsoleto e il rischio era che questo simbolo della Thailandia scomparisse per il costo legato alla sua alimentazione – quotidianamente un elefante mangia 400 Kg. circa di erba e vegetali -l’intelligente soluzione è stata di metterli a disposizione dei turisti per farci un giro nei boschi e lungo i fiumi..In questo modo l’elefante lavora, lavorano i suoi allevatori e gli artigiani della zona che sono presenti nei campi elefanti con bancarelle che vendono di tutto comprese banane e canne da zucchero che i turisti offrono ai pachidermi che insistentemente chiedono con la loro bavosissima proboscide.
Finito il nostro giro sul groppone del pachiderma per una sufficientemente scomoda e lunga passeggiata si passa alla discesa lungo il fiume su zattera ammirando la giungla lussureggiante che ci circonda.
Altro animale in via di estinzione è la tigre per cui a seguire parco con tigri, si paga per il brivido di una foto con il gattone addormentato al sole che grazie a tutti i biglietti d’ingresso pagati ha tanto cibo a disposizione e quindi poco gli interessa di cercar di mangiare il bipede che lo coccola. Devo dire che è comunque un animale inquietante, da buon felino è imprevedibile: proprio come Zorba il nostro gatto di casa che decide di graffiare tanto per dimostrarti che è felice mentre gli gratti le orecchie.
Doverosa è pure la visita ad una serra di coltivazione di orchidee lungo la strada dove ho provato la sfrenata tentazione di portarmele a casa tutte, altro che quelle sfigate di phalaenopsis che cerco di far sopravvivere( sono quelle orchidee che hanno invaso i fioristi, bellissime ma che quando le coltivi a casa sono impossibili da far rifiorire).
Il mattino seguente avevamo prenotato un massaggio thailandese in camera, con 200 baht ( 8 euro) vieni rimessa a nuovo. Il massaggio thai è molto vigoroso, sicuramente non è un massaggio durante il quale ti addormenti, per dirla tutta fa’ un male bestiale mentre lo subisci ma dopo ti senti rinata. Dopo una visita guidata attraverso il giardino di felci e la nursery con il Dr.Niwat padre di Om il proprietario di Fern Paradise siamo stati invitati a pranzo a casa loro nell’interno della proprietà.
Era una ricorrenza di famiglia ed è stato bello poter condividere con tante altre persone un fantastico pranzo thai.
Nel primo pomeriggio siamo andati a visitare i villaggi delle tribù di montagna, colorati e zeppi di articoli di artigianato da acquistare ma molto tristi perchè nonostante gli sforzi compiuti per dare a queste popolazioni un luogo dove vivere e dove perpetrare le loro tradizioni rimane una grande povertà e il trasferimento in questi multietnici villaggi non mi pare abbia accresciuto il benessere, soprattutto quello psichico di queste minoranze etniche..
Wat Prathat Doi Southep è il tempio buddhista più importante a cui s’accede scalando 309 gradini con Naga- serpenti d’acqua- che fan da corrimano o più semplicemente prendendo la funicolare.
E’ stato costruito sul fianco del monte Southep a 16 Km. da Chiang Mai e la vista sulla città è magnifica….quando non piove a dirotto come in quel giorno. Il tempio si dice contenga una sacra reliquia di Buddha e che il luogo dove sorge fosse stato scelto da un elefante bianco nel 1300 circa.
Si noti che in Thailandia non si usa il calendario gregoriano per cui il nostro attuale 2010 in Thailandia corrisponde all’anno 2553 del calendario buddhista. Quindi sono proiettati 543 anni nel futuro. E già che ci siamo diamo al popolo thailandese il merito di essere l’unica nazione del sud est asiatico a non essere stata colonizzata….fino alla guerra del Vietnam ( dagli americani) Prathet Thai il paese dei Thai. Il paese degli uomini liberi.
Liberi lo siamo stati un po’ meno noi quella sera, impegnatissimi a muoverci tra le bancarelle del Sunday Market che si estende per qualche Km nel centro della vecchia Chiang Mai e dove artigiani, coltivatori, contadini, sarti, cuochi, indovini, spacciatori, e quant’altro espongono le loro merci lungo le strade. I prezzi sono per i nostri standards sono ridicoli e se la valigia fosse stata una fisarmonica mi sarei portata a casa mobili di tek, quadri modernissimi, sete orientali, scatole e scatolette di varia misura, lampade di carta, di bambù e d’ottone, borse borsette e borsellini, ananas, mango e papaya, orchidee e gamberetti e invece ho comprato una gonna, una maglietta e mi sono fatta leggere la mano da un indovino giapponese ( che per dirla tutta ci ha pure azzeccato su tante cose anche se spero non abbia azzeccato il mio futuro immediato!) Consiglio vivamente il mercato della domenica sera, molto meglio del famoso night bazar.
PRONTI PARTENZA VIA – TANTO PER NON PERDERE L’ABITUDINE-
Sveglia prestissimo. Colazione lungo il fiume cullati dal rumore delle pale che raccolgono l’acqua d’irrigazione e il mesto dovere: chiusura valigie, porca trottola.
L’ultimo saluto a Baan Kingkaew, veloce e carico di parole non dette ma trasmesse ed eccoci all’aeroporto. Il tempo a disposizione è tanto, c’è spazio per un ultimo massaggio ai piedi in stile Thai. Il viaggio che ci aspetta sarà di nuovo lungo.
